Questo sito nasce dal mio personale desiderio di divulgare e dare modo a chi lo volesse, di prendere fede in Myo-Ho-Renge-Kyo, ovvero la Legge Mistica del Sutra del Loto.
«Un “buon maestro” è un prete innocente di colpe mondane, non adulatore, che ha pochi desideri e si soddisfa con poco, che è compassionevole, che si affida alle scritture, che legge e sostiene il Sutra del Loto e incoraggia gli altri a farlo. Il Budda ha lodato un tale prete dicendo che è il miglior maestro della Legge.
Un “buon credente” è uno che non avvicina i nobili e non disprezza gli umili, che non dipende dal sostegno dei superiori né disdegna gli inferiori, che non si affida alle opinioni degli altri, ma fra tutti i sutra crede nel Sutra del Loto. Il Budda ha detto che tale persona è la migliore di tutte.
Quanto alla “buona dottrina”, il Budda ha detto che questo Sutra del Loto è la migliore dottrina di tutte. Egli ha dichiarato che fra i sutra predicati in passato, fra i sutra predicati nel presente e fra i sutra che predicherà in futuro, questo è il sutra supremo. Perciò questo sutra è una buona dottrina.» (da “Il Sutra del Loto porta all’Illuminazione coloro che per la prima volta aspirano alla Strada” - Gli Scritti di Nichiren Daishonin, vol. 8, pag. 20).
Oggi vorrei soffermarmi su questo brano estratto da un Gosho non molto noto ma, come tutti, molto importante.
Nel rispondere alla discepola Myoho Ama (la stessa che ricevette il Gosho “L’unica frase essenziale”) Nichiren Daishonin indica quali siano i tre fattori principali per far sì che una preghiera sii efficace: un buon maestro, un buon credente e una buona dottrina.
Cominciamo dall’ultima: la “buona dottrina” è del tutto chiaro quale sia e non c’è molto da aggiungere che non sia già stato detto e ridetto su queste mie pagine! Qui il Daishonin ribadisce che il Sutra del Loto è l’unico sutra valido nelle tre esistenze: passato, presente e futuro. E quindi questa è la dottrina che dovremmo abbracciare per rendere efficace la nostra preghiera.
Vediamo ora la seconda caratteristica, il “buon credente”.
Chi pratica il Buddismo, bene o male, sa che, oltre a cercare di approfondire la fede tramite lo studio e la pratica, per ottenere dei risultati eccellenti deve anche avere un comportamento responsabile verso se stesso, gli altri e l’ambiente. Una cosa che però a molti sfugge e che invece, in questo passo il Daishonin specifica è, che tale “buon credente”, deve anche non scendere a compromessi con i potenti o superiori, e quest’atteggiamento dovrebbe essere uguale sia per quanto riguarda l’ambito della propria fede sia qualsiasi altro aspetto della propria vita. Shijo Kingo è il classico esempio del “buon credente” che non ha mai abiurato la propria fede per accondiscendere al volere del suo padrone anche a costo di inimicarselo e perdere i propri possedimenti. Ma allo stesso tempo non l’ha mai tradito e gli ha sempre dimostrato la sua fedeltà e dedizione, che in seguito gli è stata ripagata largamente con grandi donazioni.
Invece, riguardo questo aspetto, spesso si è molto indulgenti verso se stessi e ci si concede di chiedere favori ai propri superiori o ad amici politici, ecc. Anche se apparentemente sembra di non aver fatto nulla di male in realtà si sta cercando di ottenere dei vantaggi non per proprio merito ma con degli espedienti cosa che però va a scapito di chi ne avrebbe diritto per merito. Nel nostro mondo malvagio potrebbe sembrare cosa legittima comportarsi così per poter sopravvivere ma non ci si rende conto che questo atteggiamento condiviso tra tutti, prima o poi, si ripercuote, oltre che sugli interessi di tutti, anche sui nostri. Detta in termini buddisti è un’azione dettata dal Mondo di Avidità (Gaki) che crea karma negativo.
Inoltre si deve non disprezzare chi per condizione economica, sociale, culturale, religiosa o politica è diverso da noi o per disabilità, malattia o per scarse capacità intellettive è più disagiato di noi. Per un buddista sembrerebbe scontato questo atteggiamento compassionevole, invece spesso anche senza rendersene conto, di fronte a queste persone ci si comporta in modo poco corretto o addirittura si prova disprezzo.
Il "buon credente" è colui «che non si affida alle opinioni degli altri» che sta a indicare il principio di “Seguire la Legge e non la Persona”, che ho avuto già modo di spiegare nelle pagine del mio blog. Nichiren Daishonin citando il Sutra del Nirvana scrisse: «Un sutra dice: “Affidatevi alla Legge, non alla persona; affidatevi al significato, non alle parole; affidatevi alla saggezza, non al ragionamento; affidatevi ai sutra completi e definitivi, non a quelli incompleti e non definitivi”. Il significato di questa frase è che non dobbiamo affidarci a ciò che dicono i bodhisattva e i maestri, ma credere in ciò che è stato stabilito dal Budda» (“Il Sutra del Loto porta all'illuminazione”, SND, 8, 4).
Dopo questa noiosa filippica spero che non abbiate chiuso la pagina! Anche perché vorrei ora parlare del “buon maestro” che di queste tre caratteristiche è quella che andrebbe approfondita maggiormente poiché presenta degli aspetti molto interessanti.
Ovviamente in questo passo il Daishonin non si riferisce al Budda che è il “buon maestro” per eccellenza. Invece si riferisce ad un prete. In questo brano in particolare si riferisce a se stesso ma in senso generale anche a qualsiasi altro prete che rispecchi quelle caratteristiche.
Nella nostra epoca e dal nostro punto di vista, la persona del prete è rappresentata da chi ci insegna la dottrina (ma anche noi stessi quando insegniamo la dottrina a qualcuno). Spesso questa figura è impersonata dal responsabile del gruppo buddista che frequentiamo o da chi guida il movimento o la scuola buddista a cui aderiamo. In questi casi il termine maestro assume quasi la caratteristica di un titolo onorifico. Addirittura in Giappone era l’imperatore in persona che assegnava il titolo di Gran Maestro ai monaci eminenti che si erano distinti nella sapienza della dottrina Buddista.
Però “Maestro” non dovrebbe essere un titolo bensì un termine che indichi il tipo di rapporto diretto che abbiamo con colui che abbiamo scelto come Maestro. Per fare un esempio: io definisco “mia moglie” mia moglie e non quella di qualcun altro! La figura del maestro non dovrebbe essere imposta. Non dovrebbe essere il maestro che si sceglie i discepoli ma i discepoli che dovrebbero scegliersi liberamente il proprio maestro ed avere il diritto di chiamarlo “maestro”.
Ad ogni modo, sia che ce lo scegliamo o no, questa persona deve essere «innocente di colpe mondane, non adulatore, che ha pochi desideri e si soddisfa con poco, che è compassionevole, che si affida alle scritture, che legge e sostiene il Sutra del Loto e incoraggia gli altri a farlo».
A questo punto quello che dobbiamo attentamente verificare è che il nostro maestro rispecchi il modello suggerito dal Daishonin. È una persona senza “colpe mondane” ovvero che non si dedica alla mondanità? È una persona che evita di adulare i potenti e i politici, che come ben sappiamo non fanno mai nulla per nulla? È una persona che vive del minimo indispensabile rinunciando agli onori, alla ricchezza e al lusso? È compassionevole verso chiunque, anche con chi non è suo amico? Si affida alle scritture ovvero alla parola del Budda, il Sutra del Loto ed incoraggia gli altri a farlo?
Credo che una persona che rispetti tutte queste caratteristiche al giorno d’oggi non esista e forse neanche in passato, oltre a Nichiren Daishonin. Forse ve ne sarà qualcuno che ha una o due di queste caratteristiche ma non tutte.
Ma allora se non esiste una persona al mondo che abbia tutte queste caratteristiche come possiamo sceglierci un “buon maestro”? Ci dobbiamo forse accontentare di un maestro così-così?
La risposta è no! Non ci dobbiamo accontentare perché significherebbe rinunciare all’efficacia della nostra preghiera. Quindi come facciamo? Qual è la soluzione?
La soluzione è semplicissima! Come nostro maestro scegliamo Nichiren Daishonin!
Quindi, per quanto riguarda il “buon maestro” e la “buona dottrina” scegliendo Nichiren e il Sutra del Loto facciamo una scelta senza errore. Da risolvere rimane solo la caratteristica di “buon credente”, ma quello dipende solo da noi!
Leonardo Vinci