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Questo sito nasce dal mio personale desiderio di divulgare e dare modo a chi lo volesse, di prendere fede in Myo-Ho-Renge-Kyo, ovvero la Legge Mistica del Sutra del Loto.

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La Pratica essenziale: la recitazione del Sutra e del Daimoku e la pratica di Shakubuku

La recitazione del Daimoku del Sutra del Loto, Nam-myoho-renge-kyo, è la pratica essenziale per il raggiungimento della Buddità in Mappo. In queste parole, come disse Nichiren Daishonin, è racchiuso l’intero Sutra del Loto. Infatti nel Gosho è scritto «L’ottavo volume del Myoho-renge-kyo afferma: “Chi accetta e abbraccia il nome del Sutra del Loto godrà di illimitata fortuna”. Lo Sho-hokke-kyo dice: “Se una persona ascolta questo sutra, e ne abbraccia e recita il titolo, godrà di benefici senza limiti”. Il Tembon-hokke-kyo asserisce: “Chi accetta e abbraccia il nome del Sutra del Loto godrà di una illimitata fortuna”. Questi sono i brani che dimostrano come la fortuna che si ottiene semplicemente recitando il Daimoku sia illimitata. Abbracciare, leggere, recitare, proteggere e trarre gioia da tutti gli otto volumi e ventotto capitoli del Sutra del Loto, è la pratica estesa. Abbracciare e proteggere i capitoli Hoben e Juryo, è la pratica abbreviata. Recitare semplicemente quattro versi o il solo Daimoku e proteggere chi li recita, è la pratica essenziale. Perciò, tra la pratica estesa,la pratica abbreviata e quella essenziale, il Daimoku rientra nella pratica essenziale» (da “Il Daimoku del Sutra del Loto” - Gli Scritti di Nichiren Daishonin, vol. 5, pag. 31). Quindi si può recitare il Daimoku e anche il Sutra intero ma, dal momento che il Daimoku comprende il Sutra intero non è indispensabile recitarlo, ma a questo riguardo ognuno di noi può liberamente decidere cosa fare. Vi è poi l’altro aspetto della pratica essenziale, ovvero “proteggere chi recita il Daimoku e il Sutra” ma lo vedremo più avanti.
Nam” o “Namu” prima del Titolo sta ad esprimere la totale devozione al Sutra del Loto. Infatti il Daishonin scrisse: «La parola namu esprime un sentimento di riverenza e di adesione. Per questo il Venerabile Ananda collocò namu prima dei due caratteri nyo-ze all’inizio di ogni sutra. Il Gran Maestro Nan-yüeh impiegò le parole Nam-myoho-renge-kyo e il Gran Maestro T’ien-t’ai le parole Keishu-nam-myoho-renge-kyo» (Keishu significa inginocchiarsi a terra in segno di obbedienza) (da “Cavalli bianchi e cigni bianchi” - Gli Scritti di Nichiren Daishonin, vol. 9, pag. 211).
Ovviamente ciò implica coerenza per cui recitare il Daimoku senza credere sinceramente in Myoho-renge-kyo è una contraddizione che poi si riflette in tutti gli aspetti della nostra vita. Per cui l’unico requisito nella recitazione del Daimoku è la Fede. La quantità, la qualità, la concentrazione, il ritmo, il tono della voce, la postura, la conoscenza della dottrina, ecc. non hanno importanza rilevante. Tanto è vero che in nessun Gosho il Daishonin indica come recitare, cioè la modalità, mentre invece sottolinea insistentemente l’importanza della Fede.
Riguardo la “quantità” e la “modalità”, tema ricorrente in tutte le scuole Nichireniste che indicano ognuno modalità diverse, tipo che brani del Sutra recitare e quante volte ogni mattina e sera o quanto Daimoku recitare per ottenere un beneficio ecc., in un Gosho di risposta ad una credente che per celebrare la morte del padre aveva recitato l’intero Sutra del Loto una volta, i capitoli Hoben e Juryo trenta volte ciascuno, il Jigage trecento volte e il Daimoku di Myoho-renge-kyo cinquantamila volte, il Daishonin, sorpreso da tale dedizione ma senza commentare la modalità adottata, le rispose «Quanto alla tua dichiarazione di aver recitato il Daimoku di Myoho-renge-kyo cinquantamila volte, ho cercato esempi precedenti di una simile pratica, ma sembra che ve ne siano molto pochi. Ci sono delle persone che hanno recitato il Daimoku una o due volte e ne hanno ottenuto benefici, ma non ho mai udito di nessuno che l’abbia recitato cinquantamila volte» (da “Cavalli bianchi e cigni bianchi” - Gli Scritti di Nichiren Daishonin, vol. 9, pag.210).
In un altro Gosho, relativamente alle preghiere commemorative per i defunti, scrive: «Per il riposo di tuo figlio ho letto una volta l’intero Sutra del Loto, diverse volte il Jigage e ho recitato il Daimoku centomila volte» (Da “Risposta alla madre del signore di Ueno” - Gli Scritti di Nichiren Daishonin, vol. 9, pag. 277).
In un altro ancora, per sottolineare come la cosa più importante oltre la Fede sia la dedizione, il Daishonin scrive: «Soltanto Nichiren senza risparmiare la sua voce ora recita Nam-myoho-renge-kyo, Nam-myoho-renge-kyo» (da “Ripagare i debiti di gratitudine” - Gli Scritti di Nichiren Daishonin, vol. 2, pag. 215).
Quindi il Daishonin non indica mai una forma prestabilita da rispettare per il Gongyo (o pratica assidua) e il Daimoku al contrario di come generalmente viene insegnato nelle varie scuole Nichireniste. Se bisognasse rispettare una forma prestabilita sicuramente lo stesso Daishonin lo avrebbe indicato in uno dei suoi tanti scritti.
Di conseguenza ne deduciamo che il “quanto” e “come” dipende solamente dalle possibilità di ogni singola persona e dalla sincerità nel dedicarsi alla pratica. Se il mio tempo a disposizione è un minuto al giorno e quel minuto lo dedico alla recitazione, a parità di Fede, otterrò lo stesso beneficio di chi ha a disposizione molto tempo per recitare durante il giorno. D’altronde il contrario significherebbe che solo chi ha molto tempo a disposizione ha diritto ad accedere alla Buddità ma questo andrebbe contro il principio del Sutra del Loto stesso dell’illuminazione immediata per ogni essere vivente.
Riguardo la “conoscenza della dottrina” o la “capacità intellettiva” il Daishonin in più Gosho sottolinea come tali requisiti non siano minimamente necessari: «Anche se una persona non legge, né studia il sutra, recitarne il solo titolo è la sorgente di un’immensa fortuna. Il sutra insegna che le donne, gli uomini malvagi e coloro che vivono nei mondi di Animalità e Inferno - di fatto tutte le persone dei dieci mondi - possono raggiungere la Buddità. È possibile comprendere ciò quando ci ricordiamo che si può produrre il fuoco da una pietra raccolta dal fondo di un fiume, e che una candela può rischiarare un luogo che è rimasto buio per un miliardo di anni. Se persino le cose più comuni di questo mondo sono così stupefacenti, quanto è dunque più mirabile il potere della Legge mistica!» (da “L’unica frase essenziale” - Gli Scritti di Nichiren Daishonin, vol. 4, pag. 237) e ancora: «Nella tua lettera chiedi: “Dal giorno in cui ho preso fede in questo sutra, ho continuato a leggere il Junyoze e il Jigage e ho recitato Daimoku senza alcuna negligenza. Ma c’è una differenza fra i benefici del Daimoku recitato da un saggio e i benefici del Daimoku che recitiamo noi?” Nessuno dei due è superiore o inferiore, come non c’è differenza fra l’oro posseduto da uno stolto e l’oro posseduto da un saggio, o fra il fuoco acceso da uno stolto e il fuoco acceso da un saggio» (da “Le quattordici offese” - Gli Scritti di Nichiren Daishonin, vol. 5, pag. 182). In un altro Gosho dice: «[…] anche se uno manca di conoscenza, finché recita Nam-myoho-renge-kyo eviterà i cattivi sentieri. È come il fiore del loto che si volge al sole pur non avendo una mente che lo guidi, o come il platano, che cresce grazie al rumore del tuono benché non abbia orecchie per udirlo. Noi siamo come il loto e il platano, e il Daimoku del Sutra del Loto è come il sole o il tuono» (da “Il Daimoku del Sutra del Loto” - Gli Scritti di Nichiren Daishonin, vol. 5, pag. 28). E ancora: «Perfino un devoto del Sutra che sia incapace, che manchi di saggezza, che abbia un corpo impuro o che non osservi i precetti, sarà sicuramente protetto finché recita Nam-myoho-renge-kyo» (da “Sulle preghiere” – Gli Scritti di Nichiren Daishonin, vol. 9, pag. 183).
Riguardo la “postura” il Daishonin in un Gosho scrive: «[...] noi esseri umani dobbiamo recitare Nam-myoho-renge-kyo, sia camminando che stando in piedi, seduti o sdraiati» (da “Il Sutra del Loto porta all’Illuminazione” - Gli Scritti di Nichiren Daishonin vol. 8, pag. 33). E in un altro: «dal 12 maggio dello scorso anno al 16 gennaio di quest’anno - penso di aver praticato il Sutra del Loto ventiquattro ore al giorno. Dico questo perché, essendo stato esiliato a causa del Sutra del Loto, ora lo leggo e pratico in continuazione, sia camminando, sia stando fermo, seduto o disteso». (da “I quattro debiti di gratitudine” - Gli Scritti di Nichiren Daishonin vol. 7, pag. 133). Sta a significare che dovremmo recitare Nam-myoho-renge-kyo in qualsiasi situazione indipendentemente dalla posizione. In un altro Gosho addirittura scrive «Se si recita Nam-myoho-renge-kyo durante il rapporto sessuale fra uomo e donna, i desideri terreni si trasformano in Illuminazione e le sofferenze di nascita e morte in Nirvana» (da “I desideri terreni sono Illuminazione” - Gli Scritti di Nichiren Daishonin, vol. 4, pag. 143). Se si ha Fede questa si riflette nel nostro atteggiamento e il nostro atteggiamento si riflette nella nostra postura. Ma se non si ha Fede possiamo anche cercare di tenere una postura adeguata, come sedere eretti di fronte al nostro altare, ma da ciò non potrà scaturire alcun beneficio.
Andiamo ora a vedere l’altro aspetto della pratica essenziale: proteggere chi recita il Daimoku.
Ma cosa significa “proteggere chi recita il Daimoku”?
Questo aspetto, nonostante sia parte essenziale della pratica, stranamente non viene mai spiegato approfonditamente in nessuna delle scuole Nichireniste o ne viene data un’interpretazione arbitraria.
In realtà proteggere chi recita il Daimoku significa proteggere l’insegnamento di Nichiren Daishonin perché proteggendo l’insegnamento corretto si da la possibilità, alle persone che lo desiderano, di percorrere la Via del Budda. Se la dottrina viene distorta allora le persone praticando un qualcosa che non è la parola del Budda non potrebbero ottenere la buddità. E purtroppo a oggi possiamo dire che non esista confessione religiosa Nichirenista che non abbia distorto in qualche modo l’insegnamento. Quindi proteggere l’insegnamento corretto significa refutare le opinioni errate e le distorsioni della dottrina. Questa pratica viene definita col termine giapponese di shakubuku (折伏 letteralmente: shaku=“rompere” buku=“delusione” e significa “interrompere la sofferenza data dalle illusioni”). L’intera vita stessa del Daishonin è la dimostrazione effettiva della pratica di shakubuku. Spesso però anche questo termine viene usato impropriamente; shakubuku non significa semplicemente parlare dell’insegnamento del Daishonin a qualcuno per convincerlo a praticare. Questo tipo di azione in realtà è ciò che dovrebbe essere definito shoju (摂受 letteralmente: sho=“attirare a se”, “educare” ju=“ricevere” e significa “convertire pacificamente”) ed è la pratica del bodhisattva e non rientra strettamente nella pratica essenziale ma è comunque un aspetto importante della pratica per la realizzazione di kosen-rufu, ma l’argomento lo andremo a vedere nella parte di approfondimento “Kosen Rufu: la propagazione del Buddismo”.
Shakubuku invece è l’azione di refutazione di dottrine buddiste errate o che non riconoscano la superiorità del Sutra del Loto o di opinioni personali non in accordo con l’insegnamento del Budda. Quindi qualsiasi azione fatta per proteggere l’insegnamento viene definita shakubuku e rientra nella pratica essenziale. Ma quando e come deve essere fatta questa pratica? La prima azione di shakubuku dovrebbe essere fatta su se stessi, ovvero cambiare le nostre opinioni errate sulla realtà della vita e sulla nostra vera natura riconoscendo Myoho-renge-kyo come vera entità della nostra vita e del nostro ambiente. Questo è il primo passo per prendere Fede, cosa indispensabile nella pratica, che bisognerà poi coltivare ed approfondire con la pratica e lo studio. Nichiren Daishonin scrisse «Credere nel perfetto insegnamento significa risvegliare la fede attraverso la dottrina e fare della fede la base della pratica» (da “Il vero aspetto del Gohonzon” - Gli Scritti di Nichiren Daishonin, vol. 4, pag 203). Una volta preso Fede bisognerà fare shakubuku anche a chi, ricercando la Via, adotta dottrine errate o provvisorie o interpreta in modo errato l’insegnamento del Daishonin. Se non lo facessimo mancheremmo di compassione poiché, essendo consapevoli che l’unico mezzo per il raggiungimento della Buddità in Mappo è Myoho-Renge-Kyo, non possiamo permettere a chi ricerca la Via ma adotta un mezzo errato, di intraprendere una strada che sicuramente non gli permetterà di raggiungere la Buddità. Naturalmente la nostra azione deve essere pacifica e gentile ma anche determinata, chiara e diretta, senza alcuna ambiguità o incertezza. Sarà quindi la persona a decidere liberamente se seguire o meno il nostro consiglio ma non possiamo mai forzare in alcun modo la decisione poiché probabilmente otterremmo il risultato opposto a quello desiderato ed ottenere una reazione negativa che potrebbe portare la persona a commettere offese nei confronti del Sutra del Loto con conseguenze che Shakyamuni spiega nel secondo capitolo del Sutra del Loto (Espedienti) e in modo molto dettagliato nel terzo capitolo (Parabola). Infatti, nel secondo capitolo, viene narrato dei cinquemila arroganti che, alla decisione del Budda di esporre la Verità, preferirono non ascoltare e andarsene, e il Budda non fece e disse nulla per trattenerli proprio per evitare che questi commettessero delle offese verso il Sutra. Nel Gosho “Le quattordici offese” (Gli Scritti di Nichiren Daishonin, vol. 5, pag. 173) il Daishonin citando lo Hokke mongu ki di Miao-lo scrisse «Predica fra i saggi, non fra gli stolti» dove per “saggi” intende le persone che desiderano ottenere la Buddità e per “stolti” coloro che offendono il Sutra del Loto, ovvero che non sono in grado di capire la Legge o non vogliono accettarla. Il Daishonin, mosso da compassione verso tutti gli esseri viventi, dà questo consiglio per far sì che nessuno sia messo nella posizione di offendere il Sutra e ricevere la relativa retribuzione karmika negativa.
Riepilogando, la pratica essenziale è dunque la recitazione del Daimoku basata su una Fede sincera ed attuata senza negligenza con una modalità che ognuno decide per se stesso in base alle proprie esigenze e praticare shakubuku ogni qualvolta la situazione lo richieda per proteggere la Legge e chi recita il Daimoku.


Leonardo Vinci

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