Questo sito nasce dal mio personale desiderio di divulgare e dare modo a chi lo volesse, di prendere fede in Myo-Ho-Renge-Kyo, ovvero la Legge Mistica del Sutra del Loto.
«Per questa ragione, Fiore Sovrano della Costellazione (Shukuoke), ti affido questo capitolo sulle Vicende Precedenti del Bodhisattva Re della Medicina (“Yakuo Bosatsu Honji”). Dopo la mia
estinzione, nell’ultimo periodo di cinquecento anni, dovrai diffonderlo in tutto il Jambudvipa e non permettere mai che [la sua diffusione] sia interrotta, né dovrai permettere ai demoni malvagi,
alla gente demoniaca, agli esseri celesti, ai draghi, agli yaksha o ai demoni kumbhanda di prendere il sopravvento!» (“Precedenti vicende del Bodhisattva Re della Medicina”, SdL, cap. 23,
pagg. 385-386).
Kosen-rufu (広宣流布), letteralmente si traduce con: “dichiarare apertamente e propagare vastamente” e significa “abbracciare la Fede in Nam-myoho-renge-kyo e propagarne l’Insegnamento”.
Invece spesso viene spiegato o troviamo questo termine tradotto con “pace nel mondo”.
“Abbracciare la Fede in
Nam-myoho-renge-kyo e propagarne l’Insegnamento” è sicuramente la causa che permette di realizzare un mondo pacifico ma anche un mondo dove non esiste povertà e dove vige il massimo rispetto per
il prossimo e per l’ambiente, effetti di azioni virtuose di una società composta da persone illuminate alla Verità.
Quindi la traduzione “pace nel mondo” oltre ad essere sbagliata è anche riduttiva per quanto concerne gli effetti derivanti da Kosen-rufu.
Anche se quest’errata interpretazione potrebbe sembrare un problema di poco conto, in realtà nasconde un principio fondamentale che potrebbe non essere condiviso da tutti, ovvero la propagazione
della Fede in Nam-myoho-renge-kyo, sostituendolo con un principio trasversalmente condivisibile da tutti, anche dalle altre religioni, cioè la pace nel mondo. Questo fa sì che le organizzazioni
laiche associate al Buddismo del Daishonin che operano una propria espansione proselitistica possano essere accettate nel tessuto sociale dell’occidente senza particolari opposizioni da parte
dell'opinione pubblica e dalle istituzioni, e senza essere ritenute una reale minaccia per le confessioni religiose locali.
Inoltre quest’errata interpretazione svia anche chi abbraccia l’Insegnamento Buddista poiché confonde l’effetto con la causa. Il risultato sarà che le persone, per realizzare il grande scopo di
Kosen-rufu, penseranno che sia corretto adopererarsi in attività pacifiste invece che nella propagazione dell’Insegnamento. Certo non c’è nulla di male nel dedicarsi al pacifismo ma alla
luce del Buddismo, non fare un grande bene per fare un piccolo bene equivale a fare un grande male. Mi spiego: se non si capisce chiaramente quale sia la vera causa per realizzare
Kosen-rufu e quindi un mondo pacifico, come si può pensare di riuscirci? L’unico modo per realizzare un mondo pacifico è dare la possibilità a tutti di poter ottenere la Buddità.
La propagazione del buddismo è un atto di compassione e soprattutto l’attuazione del voto fatto da tutti i bodhisattva emersi dalla terra guidati dal Bodhisattva Jogyo durante la Cerimonia
nell’aria, come descritto nel Sutra del Loto. In Mappo chiunque reciti e propaghi Nam-myoho-renge-kyo è da considerarsi un Bodhisattva della Terra: il Daishonin scrisse: «se non
fossero Bodhisattva della Terra, non potrebbero recitare il Daimoku» (“La vera entità della vita”, SND, 4, 233).
Ma per capire quale debba essere il giusto metodo di propagazione mi affido alle parole del Daishonin e quindi vado ad approfondire il discorso sulla pratica di shoju e
shakubuku che ho già trattato nella sezione “pratica
essenziale”. Per introdurmi nell’argomento riporto qui a seguire un brano estratto da uno dei maggiori trattati del Daishonin, il “Kaimoku sho” (“L’apertura degli occhi”):
«Il Maka Shikan
afferma: «Ci sono due metodi per propagare l’insegnamento del Budda. Il primo è chiamato shoju e il secondo shakubuku. Non curarsi dei pregi e dei difetti altrui, come dice
il capitolo Anrakugyo [quattordicesimo: “Pratiche pacifiche”]», è il metodo di shoju. Ma quando il Sutra del Nirvana afferma: “Impugnate spade e bastoni, e tagliate loro le
teste!”, si riferisce al metodo di shakubuku. Indulgenza e severità sono due strade differenti, ma entrambe portano benefici.
Miao-lo nel Guketsu commenta così questo brano: «A proposito dei due metodi esposti dal Budda, il Sutra del Nirvana dice: “Impugnate spade e bastoni” e nel terzo volume dice che i
difensori della vera Legge possono fare anche a meno di osservare i cinque precetti e le regole di condotta. Più avanti, si racconta come il re Sen’yo mettesse a morte chi offendeva la Legge.
Afferma inoltre: “Il nuovo medico, (sapendo che la medicina che le persone usavano era veleno), ne vietò l’uso dicendo: “Se qualcuno continuerà a farlo, sarà decapitato”. Questi brani indicano
che bisogna applicare il metodo di shakubuku con chi offende la Legge. Tutti i sutra e i trattati si accordano con entrambi questi due metodi.
Nello Hokke mongu Tien-t’ai afferma: «Domanda: Il Sutra del Nirvana dice chiaramente di schierarsi a fianco del sovrano, di portare arco e frecce e di aiutarlo ad annientare i malvagi.
Invece il capitolo Anrakugyo dice di stare lontano dai potenti, di essere umili e compassionevoli. C’è una grande contraddizione fra la durezza del primo e la dolcezza del secondo.
Perché questa differenza? Risposta: Il Sutra del Nirvana parla principalmente del metodo di shakubuku, ma parla anche di “dimorare nella terra in cui si considerano tutti gli esseri come
propri figli”. Come sarebbe possibile questo senza il metodo di shoju? Il Sutra del Loto si occupa principalmente di questo metodo ma il capitolo Dharani [ventiseiesimo] parla
anche della maledizione che colpisce chi offende la Legge e cioè quella di avere la testa rotta in sette pezzi. Potrebbe parlare in questo modo se escludesse il metodo di shakubuku?
Si devono prendere in considerazione entrambi e applicare il metodo più adatto al tempo». (“L’apertura degli occhi parte 2” - SND, 1, 201-202).
Per “metodo più adatto al tempo” il
Daishonin intende non solo il tempo come momento storico ma anche come “situazione” ovvero a chi si sta predicando la Legge. Sta alla nostra saggezza capire quando usare shoju e quando
shakubuku. Ma c’è anche un metodo pratico per capirlo: shakubuku è il metodo da usare con chi cerca di “distruggere” la Legge distorcendone il significato e quindi con qualcuno
che già è a conoscenza del Buddismo o che addirittura lo pratichi. Infatti il pericolo maggiore di distruzione della Legge deriva solamente dal suo stesso interno. Nel Gosho “Lettera da Sado”
(SND, 4, 73) Nichiren scrisse: «I non buddisti e gli uomini malvagi non possono distruggere la vera Legge del Budda: solo i discepoli del Budda possono distruggerla. Come dice il sutra: “Un
parassita nelle viscere del leone lo divora”. Un uomo molto fortunato non può essere rovinato dai nemici, ma solo dagli amici. Questo è il “disastro delle lotte intestine” di cui parla il Sutra
Yakushi». Quindi il metodo di shakubuku è il metodo da usare sempre con queste persone mentre il metodo di shoju lo si preferisce con chi non conosce il buddismo ma questo
non eclude che si possa usare shakubuku in certi casi. Certo shakubuku non va praticato prendendo alla lettera i sutra e andando a bastonare le persone! Il Daishonin stesso, che
nei suoi scritti usava citare queste dure espressioni tratte dai sutra, in effetti non ha mai usato metodi violenti nell’esporre le sue idee né ha mai esortato i suoi discepoli ad usare violenza,
anzi, era lui che casomai veniva preso a bastonate, deriso, perseguitato, condannato a morte ed esiliato! Dunque Shakubuku va praticato con determinazione e chiarezza ma sempre in modo
pacifico e rispettoso. Invece shoju è il metodo gentile che si usa per introdurre le persone alla conoscenza del Buddismo ma non può essere praticato con chi, come già detto, “offende la
Legge”.
Fatta questa premessa, capito l’importanza della propagazione, vengo ad affrontare il discorso su come attuare la propagazione senza il supporto di un’organizzazione laica o clericale, motivo
fondamentale del mio sito. Ciò è possibile perché ognuno di noi nel suo ambiente può diffondere il Buddismo trasmettendo agli altri la propria conoscenza, e poi gli altri possono fare
altrettanto, innescando un ciclo virtuoso. Le persone poi potranno crescere ed approfondire la loro fede grazie al dialogo con la persona che le ha iniziate a questo percorso e soprattutto
studiando il
Buddismo
partendo dal Gosho e dal Sutra del Loto che, grazie proprio ad organizzazioni come la Soka Gakkai, oggi abbiamo a disposizione in tutte le principali lingue mondiali e quindi abbiamo la
possibilità di instaurare un rapporto maestro-discepolo direttamente col Budda cosa che fino ad alcuni decenni fa, se non si conosceva la lingua giapponese, non si poteva avere e bisognava
affidarsi solamente a chi aveva una conoscenza maggiore alla nostra ma inevitabilmente questa persona sostituiva la figura del Maestro, cosa che spetta unicamente al Budda Nichiren Daishonin.
Oltre al materiale di studio oggi abbiamo a disposizione anche il mezzo di comunicazione più importante mai inventato dall’uomo: internet. Grazie a questo strumento infatti oggi io posso
pubblicare la mia esperienza e condividerla con altri e dare modo a tutti di comprendere i principi fondamentali del Buddismo per iniziare a praticare correttamente evitando di finire nel
calderone confusionale di qualche organizzazione che impone una miriade di principi, regole e falsità e di rimanerci invischiati. Inoltre si possono reperire in tempo reale tantissime
informazioni per lo studio e l’approfondimento e scambiare idee ed opinioni con tante altre persone in rete. Ovvio che bisogna fare attenzione che le notizie che ricaviamo da internet siano vere
e soprattutto se ne conosca l’esatta provenienza e l’autore. Per quanto riguarda il materiale relativo alla dottrina che non sia il Gosho o il Sutra del Loto è importante che abbia riscontro in
questi.
Con questo sito mi auguro di contribuire alla diffusione del Vero Buddismo del Daishonin e riuscire a promuovere un Sangha senza strutture il cui unico vertice è unicamente il Vero Budda,
Nam-myoho-renge-kyo.
Leonardo Vinci
(riveduto e aggiornato il 29 Maggio 2009)